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La bellezza che cura

MOVIMENTO

L’attività fisica come prevenzione e cura

È risaputo come l’attività fisica sia correlata alla diminuzione della possibilità di ammalarsi di vari tipi di cancro.
Muoversi, anche solo per tre ore la settimana con una camminata veloce, aiuta a ridurre la mortalità. I vantaggi sono particolarmente marcati anche per le donne che hanno avuto un tumore al seno. Per beneficiare dell’effetto positivo dello sport, è necessario svolgere regolarmente livelli di attività fisica. Un moderato aumento dell’attività fisica dopo la diagnosi è associato a una riduzione della mortalità di quasi il 30%.
Più le donne sono attive dopo la diagnosi, più favorevole è il decorso della malattia.

I benefici del movimento

Un numero crescente di evidenze conferma l’efficacia dell’attività fisica nel ridurre il rischio di insorgenza di un tumore, della sua progressione e della comparsa di recidiva, e nell’aiutare a gestire i sintomi della malattia e gli effetti collaterali delle terapie. È noto da tempo che l’attività fisica agisce a tutti i livelli di prevenzione e non è mai troppo tardi per iniziare a muoversi. I benefici non si limitano all’ambito oncologico, perché i meccanismi biologici sottostanti l’attività fisica sono moltissimi – di natura immunologica ed endocrinologica, molto importanti in oncologia, poi quelli relativi al sistema nervoso autonomo e altri ancora – e possono quindi riguardare varie patologie cardiache, metaboliche e neurodegenerative. Pertanto, camminare o andare in bicicletta, ballare o potenziare i muscoli, il miglior consiglio per le donne con un tumore al seno, e non solo, è “Muovetevi!”.

Natura

La natura fa bene, lo sappiamo. Camminare nella natura, fare sport o semplicemente contemplare da un paesaggio è salutare. Sono sempre più numerosi gli studi che mostrano i vantaggi del tempo trascorso in un bosco o sulla riva del mare, ma anche in un parco cittadino. Pensate che anche una breve interazione con un ambiente naturale può migliorare memoria e attenzione del 20%.
I giardini terapeutici, gli “Healing Gardens” stanno aumentando sempre più nella progettazione degli ambienti di cura. Giardini, spazi e percorsi verdi che portano un beneficio tangibile al benessere psico-fisico dei pazienti e di chi frequenta le strutture (i familiari, ma anche lo stesso personale sanitario). Il luogo dove medicina e architettura si incontrano.

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Sport

Alle discipline che distendono mente e corpo bisognerebbe sempre affiancare l’attività aerobica. E qui parliamo solo di nordic walking, corsa o nuoto. In ogni caso, qualsiasi sport si decida di intraprendere, il confronto con il proprio oncologo resta sempre il primo passo da compiere.

Ci sono sport e discipline che hanno dimostrato di poter migliorare anche il linfedema. Una su tutti: il dragon boat, diventato uno degli sport simbolo delle donne con tumore al seno, tanto che i campionati mondiali e le gare nazionali prevedono sempre anche la regata delle “donne in rosa”. Una strana imbarcazione con una testa di dragone può aiutare le donne che hanno avuto un tumore al seno a sentirsi meglio e a prevenire il linfedema. Pagaiare, infatti, aiuta a contrastare l’accumulo di liquidi linfatici nel braccio, un effetto collaterale che può seguire l’intervento di asportazione dei linfonodi ascellari.

Incrementare il metabolismo aerobico

C’è evidenza scientifica sui benefici dell’attività fisica di tipo aerobico, proprio soprattutto nell’ambito del tumore al seno. Per poter ottenere dei benefici significativi per la salute nel medio e nel lungo termine, è necessario che l’attività aerobica sia protratta per oltre 30 minuti ed eseguita per almeno 5 volte a settimana. Perché prima si consumano zuccheri, solo dopo glicogeno e poi i grassi. È ora che si innescano quei meccanismi positivi.

L’attività aerobica protratta e costante aiuta a rinforzare il sistema immunitario e contrasta l’infiammazione, che è alla base di molte malattie, compresi i tumori. Gli effetti “protettivi” a lungo termine portano a una riduzione del rischio di ricaduta e mortalità, soprattutto per i tumori al seno ormono-dipendenti, ma non solo, l’attività aerobica riesce a ridurre il rischio della metà di riammalarsi.

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Cancro al seno e
attività sportiva

DI PSICOLOGI DELLO SPORT

Sport

Alle discipline che distendono mente e corpo bisognerebbe sempre affiancare l’attività aerobica. E qui non parliamo soltanto di corsa o nuoto. Oltre al nordic walking, fa bene anche giocare a calcetto, perché agisce sulla densità delle ossa, sulla forza dei muscoli e sull’equilibrio, e la scherma. In ogni caso, qualsiasi sport si decida di intraprendere, il confronto con il proprio oncologo resta sempre il primo passo da compiere.

Ci sono sport e discipline che hanno dimostrato di poter migliorare anche il linfedema. Uno su tutti: il dragon boat, diventato uno degli sport simbolo delle donne con tumore al seno, tanto che i campionati mondiali e le gare nazionali prevedono sempre anche la regata delle “donne in rosa”. Una strana imbarcazione con una testa di dragone può aiutare le donne che hanno avuto un tumore al seno a sentirsi meglio e a prevenire il linfedema. Pagaiare, infatti, aiuta a contrastare il linfedema, l’accumulo di liquidi linfatici nel braccio, un effetto collaterale che può seguire l’intervento di asportazione dei linfonodi ascellari.

Il Dragon Boat è una disciplina sportiva diffusa in tutto il mondo che prevede gare su imbarcazioni con la testa e la coda a forma di dragone. Le prime squadre di Dragon Boat “in rosa”, di pazienti ed ex pazienti operate per un tumore al seno (10 o 20 atlete), si sono formate a partire dagli anni Novanta: dal 1996 si sono formati oltre 100 equipaggi in tutto il mondo composti da donne operate di tumore al seno. Molte di loro partecipano alle regate internazionali e a raduni locali. In Italia esistono diverse squadre.

Incrementare il metabolismo aerobico

C’è evidenza scientifica sui benefici dell’attività fisica di tipo aerobico, proprio soprattutto nell’ambito del tumore al seno. Per poter ottenere dei benefici significativi per la salute nel medio e nel lungo termine cambiamenti metabolici che possono davvero fare la differenza è necessario che l’attività aerobica sia protratta per oltre 30 minuti ed eseguita per almeno 5 volte a settimana. Perché prima si consumano zuccheri, solo dopo glicogeno e poi i grassi. Ed è qui che si innescano quei meccanismi positivi.

Inoltre l’attività aerobica protratta e costante aiuta a rinforzare il sistema immunitario e contrasta l’infiammazione, che è alla base di molte malattie, compresi i tumori. Gli effetti “protettivi” a lungo termine portano a una riduzione del rischio di ricaduta e mortalità, soprattutto per i tumori al seno ormono-dipendenti, ma non solo, l’attività aerobica riesce a ridurre il rischio di riammalarsi della metà.

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Cancro al seno e
attività sportiva

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