il 13 febbraio Le parole che salvano con Eugenio Borgna

“Le parole, queste creature viventi, sono di una radicale importanza nel creare ponti di comunicazione tra chi parla e chi ascolta, tra chi cura e chi è curato. Ci sono parole che   curano e parole che salvano la vita, ma ci sono anche parole che accrescono queste ferite, che non di rado fanno sanguinare il cuore non solo di chi sta male nel corpo ma anche di chi sta male nell’anima”.

Si ispira a queste riflessioni, tratte dal libro “Le parole che ci salvano” del prof. Eugenio Borgna, la rassegna promossa dall' Associazione Culturale La Cura Sono Io in collaborazione con il Circolo dei Lettori di Verona, con il patrocinio del Comune di Verona, Assessorati alla Cultura e ai Servizi Sociali, e il sostegno della Fondazione Cattolica. 

A dialogare con il Primario emerito di Psichiatria dell'Ospedale Maggiore della Carità di Novara saranno Linda Napolitano, docente di filosofia antica, e Wanda Tommasi, docente di filosofia contemporanea dell’Università di Verona, martedì 13 febbraio alle 17.30 in Sala Farinati in Biblioteca Civica. Condurrà l’incontro Maria Teresa Ferrari, presidente de La Cura sono Io.

La tavola rotonda “Le parole che salvano”, grazie all’incontro tra filosofia e psichiatria, consentirà di approfondire da punti di vista diversi il valore della fragilità, delle parole e della responsabilità intrecciata alla speranza.

I testi di Borgna – anche nel suo ultimo libro “L’arcobaleno sul ruscello – Figure della speranza” (Raffello Cortina Editore) - non sono solo testimonianza di una psichiatria realmente umana, ma anche una straordinaria galleria letteraria e artistica, espressione di un dolore tutt’altro che negativo, sterile, distruttivo, bensì fonte dell'esperienza creativa e creatrice.

Quali sono le parole che creano relazioni vere, che cambiano la vita o che curano? Un contributo importante sarà offerto da Linda Napolitano, che ha portato la filosofia all’interno di un’azienda sanitaria facendo riflettere sul senso del dolore e sperimentando l’efficacia della narrazione nella cura. La creatività può essere ancora più autentica nel deserto dei periodi in cui siamo costretti a fare esperienza della solitudine, come sostiene Wanda Tommasi, che appartiene alla comunità filosofica Diotima, nel libro “La scrittura del deserto. Malinconia e creatività femminile” (Liguori 2004). Proprio la malinconia è fonte segreta di tanta scrittura, come l'autrice dimostra raccontando di grandi figure come Silvia Plath, Marguerite Duras, Marina Cvetaeva e Maria Zambrano, che hanno saputo trasformare il loro dolore in canto.

Dopo l’appuntamento con “Le parole che salvano”, seguiranno altri due incontri in Sala Farinati in Biblioteca Civica: il 28 febbraio “La scrittura che trasforma”, con la scrittrice Alessandra Sarchi, e il 14 marzo “Le parole della resilienza”, con il pedagogista Carmine Lazzarini e la scrittrice Rita Nicolaidis.

In concomitanza con la rassegna è stato creato il gruppo chiuso su Facebook La Cura Sono Io – Raccontarsi. Iscrivendosi è possibile condividere esperienze e raccontare la propria storia. Le testimonianze più significative troveranno spazio sul sito www.lacurasonoio.it.

Il comitato promotore della rassegna è costituito da Maria Teresa Ferrari, Valeria Lo Forte, Claudia Colucci e Giovanna Scardoni.